

Foto di
Roberto Zuccalà, Roma 21 maggio 2005
Riconoscimento a Luca Pagni dal Comune di Roma - XI Municipio
in occasione del
26° Concorso Fotografico Nazionale "Vittorio Bachelet"
<< per il suo impegno dimostrato a favore della
fotografia italiana >>
Alle spalle di Luca Pagni, Pietro Vitale, Fabrizio Fratangeli e
Giuliana Sgrena.
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NUEVO COLECCIONABLE DE EL MUNDO: LA GUERRA CIVIL ESPAÑOLA MES A MES Domenica 25 settembre 2005 Nel vlume n. 5 de "La guerra civil Espanola" (opera in 36
volumi), viene menzionata la ricerca di Luca Pagni
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http://www.ciudaddealcoy.com
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Di Luca Pagni è stato scritto:
<< Al collega Luca,
brillante critico e sensibile intellettuale,
raro esempio nel mondo della fotografia
...con affetto e stima >>
Nino Migliori (Bologna 28/06/2004, dedica
autografa sul volume MURI)
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<< Luca Pagni è un giovane fotografo che vive la fotografia a spettro totale e coinvolgente, non si interessa soltanto di ciò che è più o meno capace di produrre con la macchina fotografica, ma vuole entrare nei problemi dell'immagine e capirli. >>
Prof. Giuliana Scimé (estratto da PROGRESSO FOTOGRAFICO - Fotografia e cultura - Gennaio 1995)
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<< C'è un atto nella fotografia che rifiuta di
soggiacere a una definizione, e che non può essere costretto entro i limiti di
una qualsivoglia "corrente".
E' quello, si pensa, che prende voce, quasi intendesse rigenerarsi ogni volta,
dai momenti aurei dell'imprevisto, dall'incontro (per restare al tema proposto)
con i rappresentanti di un'umanità che il perbenismo confina da tempo
immemorabile "oltre il muro".
Queste sensazioni si pongono al centro del nostro interesse mentre osserviamo le
fotografie di Luca Pagni, raccolte sotto il titolo "Art. 3: uguali nella
diversità", che sono già in mostra presso la Galleria Civica di Modena
(Collezione Franco Fontana) e che Ulrich Pohlmann ha selezionato per il Münchner
Stadtmuseum-Fotomuseum. >>
Franco Lefèvre (Presentazione della mostra "Art. 3: uguali nella diversità" - Photo Show Roma 2000)
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Dino Pedriali (Artista e fotografo personale di Pier Paolo
Pasolini)
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<< Un corpo trasgressivo che esibisce la
propria "diversità" è il protagonista di questo nuovo lavoro di Luca Pagni.
Bisogna dire che con simili tematiche è sempre in agguato il rischio
dell'effetto e del sensazionalismo.
Ma il giovane fotografo romano, con un lavoro durato ben cinque anni, si può
dire che abbia compiuto il suo rito sacrificale e propiziatorio, che gli dà
diritto ad affrontare l'argomento.
Le sue fotografie testimoniano una rara capacità di estrarre da un materiale
magmatico, immagini di grande rigore formale ed attente alla dimensione sottile
delle emozioni umane. >>
Prof. Franco Vaccari
(con questo reportage Luca Pagni è stato selezionato tra i vincitori del Concorso Fotografico Nazionale "PORTFOLIO" presentato nell'ambito della manifestazione internazionale "Modena per la Fotografia 1996)
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Presentazione
ad un libro mai nato
"Itinerari umani" attraverso le immagini di Luca
Pagni
Questa pubblicazione si pone il
duplice scopo di presentare l'opera fotografica di Luca Pagni, affiancata da una
serie di poesie scritte dagli stessi zingari sulla propria cultura e sulle
proprie tradizioni secolari;
insieme alla volontà di commemorare i Rom, adulti bambini, morti negli ultimi
tempi, vittime della ferocia di pochi e dell'indifferenza di troppi.
grande indignazione ha suscitato il vile attentato contro due bambini di Pisa, che si ricollega a quello di pochi mesi fa a Cecina, pure contro un bambino Rom.
Quello che ci appare sottilmente
perfido è l'aver usato gli strumenti dell'innocenza - una bаmЬоla, un libro di
fiabe - caricandoli di esplosivo per uccidere l' innocenza.
I bambini sopravviveranno, ma nei loro corpi straziati, mutilati, porteranno per
sempre il segno incancellabile della crudeltà dei gagё.
Ci sono state manifestazioni pubbliche - tinо a che punto per tirarsi fuori, per proclamarsi non razzisti ? - però nessuna raccolta di denaro attraverso le varie TV, solо scarne notizie di cronaca per i tanti, troppi, bambini che in questo tragico inverno sono morti assiderati o bruciati vivi, sono morti dalle acque in piena, sono stati uccisi, sono morti di malattie non curate nelle strutture pubbliche e di cui nessun bambino oggi muore nel nostro civilissimo paese (bronchite, morbillo).
Colpa loro, colpa dei genitori che non li curano, che il mandano a mendicare, colpa dei pubblici poteri che non provvedono, si sente dire un po' dovunque...
Ma i pubblici poteri, se provvedono, lo fanno rinchiudendoli in campi senza però dare loro la possibilità di uno sviluppo economico. E allora, di che cosa dovrebbero vivere?
Nessuno si sofferma a riflettere sulla nostra colpa collettiva, sulla nostra quotidiana indifferenza ed inerzia di fronte a persone, che vivono spesso in condizioni subumane.
indifferenza e inerzia - salvo rare eccezioni - avevano accompagnato cinquant'anni fa il genocidio di Ebrei e Zingari.
Ma di questi ultimi chi si ricorda?
Viviamo in un'epoca di violenza, dove la competizione diventa sopraffazione: dalle guerre e dagli stermini di minoranze che aspirano all'autonomia, dal genocidio dei popoli indigeni privati del loro ambiente naturale fino alla violenza a casa nostra sui bambini, negli stadi, per le strade. Violenza sui Rom in tutta Europa.
Ultimo simbolo emblematico la bomba ad Uberwath sotto la scritta "Tornate in india".
Problemi troppo grandi perché noi, semplici cittadini, possiamo risolverli - è questa la facile obiezione.
Ma se non
si avvia una trasformazione alla base, improntata ad una cultura della non
violenza, cui ogni singolo è chiamato a portare, giorno dopo giorno, la sua
pietruzza di comprensione, di accettazione, di rispetto, di resistenza pacifica
ma attiva alla violenza, non ci sarà mai unа società garante della pienezza del
diritta per tutti i suoi membri, non ci sari autentica democrazia, come ci
ammonisce il Presidente della Repubblica Austriaca nella sua orazione funebre
durante i solenni funerali di stato per ì quattro Rom assassinati ad Uberwath.
MIRELLA
КARPATI
Dal 1965 dirige la rivista bimestrale Lacio
Drom edita dal Centro Studi Zingari di Roma.
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"Тгa Simbolismo e simbolico" nella fotografia di Luca Pagni
Testo di
Bruno Morelli, pubblicato sulla rivista bimestrale di studi zingari "lacio
drom"
anno 35, numero 3-4, maggio-agosto 1999, Roma
L'enigma ci assale guardando le fotografie di
Luca Pagni: vogliono essere emblematiche nella contestualizzazione oppure è la
forza delle forme che predominano in un simbolismo in sё insito, integrale,
connaturato e radicato nella stessa immagine che inevitabilmente si impone tale
ai nostri occhi, difficile affermarlo con certezza, in ogni caso ci coglie, ci
intriga, ci sorprende; questo penso basti ad indurci a riflettere sull'intima
dicotomia.
Quando il gioco della diversità, quale tema espressamente dichiarato, si fa
generoso e così familiare con l'arte e con la stessa immagine che mai o sempre
conserva gelosamente la sua identità ambigua, favorisce oltremodo il lavoro di
cattura dei ritagli di realtà,
cosí
come agisce questa ricerca in Pagni.
II linguaggio dell'immagine allora si fa sentire, forte, fragrante e parlante
nel muto codice dеll’arte rivolto alla nostra facoltà più percettiva, la
sensibilità ci ferma, ci domanda, provoca, esige una risposta.
La mia, personalmente, ё
l'assenza di spiegazioni, ho inteso
tutto, mi è tutto chiaro, forse perché ha stabilito un dialogo con individualità
zingara, vera eccezione.
Semmai lo sforzo sta nel restituire tali impressioni; non so, forse è
così vicino alla mia pittura che ne
colgo i predicati per affinità.
I suoi "quadri" fotografici toccano molti aspetti anche stanti della fotografia,
ma qui non mi soffermerei con i soliti collegamenti, ciò che sorprende è davvero
questo distaccarsi dalla consueta visione cronistica dei tempi contemporanei
fuori dall'iconologia becera e assassina dei media circa il fenomeno zingaro,
insomma la messa a fuoco oltre la distorta e la non cristallina visione del
confronto con i soggetti autenticamente diversi della realtà, è dunque
essenziale quest'enorme nuovo simbolismo che ne scaturisce.
L'autore, da una parte non ricerca un significato didatticamente, affettivamente
proiettivo nell'immagine, ma la situazione concettuale in cui la stessa energia
evocativa della forma scelta, si presenta tale, spontanea, e autonoma nella suа
condizione piú vera: una bambina
rom
con in braccio altra bambina ma rotta, una
bambola sporca quasi priva di occhi, entrambe però ben aggrappate al ludico,
sebbene nel paesaggio desertico e plumbeo della periferia, non cessa di emanare
senso di sconvolgente tenerezza, di sublime poesia.
Dall'altra parte ci staglia in una citazione surrealistica alla
Dali,
meno dissacratore ma più incantato, più
suggestivo, più estetico, intriso di delicati effetti di immagini compenetranti
nell'atmosfera di un cielo onirico aldilà del reale senza пé tramonto e né alba,
soltanto memoria, anamnesi culturale di un mondo calato in altro spazio e in
altro tempo, l'intimità di una casa aperta senza pareti, aperta al vuoto
dell'esistenza, naturale ma resa virtuale
dal
sopravvento simbolico della nostra
interpretazione.
Ci suggerisce l'idea di un posto ideale dove poter esserci liberamente
nell'utopia del non luogo dei nomadismi mentali, i pensieri che sempre si
accavallano e si dissolvono nell'aria, allа fine, non ricusando tuttavia il
caldo tepore di un momento di relax, gustare un banale ma simbolico thè.
BRUNO MORELLI
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Giorgio Lotti a Massa Marittima (GR) nel 1993
Caro Luca,
ho ricevuto la tua fotografia... è divertente !
Per quanto riguarda la tua domanda se la
fotografia è Arte oppure no,
non basterebbe un mese per discuterne.
L'importante è fare buone foto,
per il resto... il tempo ci dirà se siamo sulla buona strada, oppure no!
A presto e auguri.
Giorgio Lotti
(lettera personale del 26 ottobre 1993)
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Un piccolo omaggio di Franco Fontana

A Massa Marittima durante un workshop con Franco Fontana sono
scivolato nella piscina e...
