"Il circo... oltre la pista"
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"Il circo non è solo uno spettacolo:
è un'esperienza di vita, è un modo di viaggiare nella propria vita.

Sul circo si è già detto tutto: è un'impalcatura inflazionata, ormai fradicia di letteratura.
Eppure, ciononostante, alla fine essa esiste, riproponendosi come un nucleo preciso:
una dimensione, un'atmosfera autentica, che non si riescono ad archiviare, perché quel modo di vivere e di rappresentarsi, raccoglie in sé, in maniera esemplare, alcuni miti durevoli:
l'avventura, il viaggio, il rischio, l'apparire alla luce...e, anche, l'aspetto più mortificante, che si ripropone sempre, della gente che viene a vederti e tu devi esibirti: un esame mostruoso da parte degli altri, che hanno questo diritto biologico, razzistico, quando vengono per dire:
Ecco io sono qua, fammi ridere, emozionami, fammi piangere.

La mia adesione alle cose è sempre stata soggettiva, emozionale.
Voglio tentare di riproporre un mondo, un ambiente, in maniera vitale
tentando di trattenermi in questa dimensione
e cercando di ricrearne l'emozione, l'incanto, la sorpresa."

cit. Federico Fellini, I CLOWN, Cappelli Editore, Bologna 1988

 


 


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Il bianco e l'augusto.
 

"Quando dico: il clown, penso all'augusto.
Le due
figure sono, infatti, il clown bianco e l'augusto.
Il
primo è l'eleganza, la grazia, l'armonia, l'intelligenza, la lucidità, che si propongono moralisticamente come le situazioni ideali, le uniche, le divinità indiscutibili.

Ecco, quindi, che appare subito l'aspetto
negativo della faccenda: perché il clown bianco, in questo modo, diventa la Mamma, il Papa, il Maestro, l'Artista, il Bello, insomma quello che si deve fare.
Allora l'augusto, che subirebbe il fascino di queste perfezioni se non fossero ostentate con tanto rigore, si rivolta. Egli vede che le « paillettes » sono splendenti: però la spocchia con cui esse si propon
gono le rende irraggiungibili.

L'augusto, che è il bambino che si caca sotto, si ribella ad una simile perfezione, si ubriaca, si rotola,
per terra e anima, perciò, una contestazione perpetua.

Questa è, dunque, la lotta tra il culto superbo della ragione (che giunge ad un estetismo proposto con
prepotenza) e l'istinto, la libertà dell'istinto.
Il clown bianco e l'augusto sono lo maestra e il bambino, la madre e il figlio monello; si potrebbe dire, infine: l'angelo con la spada fiammeggiante e il peccatore.

Insomma, essi sono due atteggiamenti psicologici dell'uomo: la spinta verso l'alto e la spinta verso il basso, divise, separate.

Il film finisce così: le due figure si vengono incontro e se ne vanno insieme.

Perché commuove tanto una situazione simile?

Perché le due figure incarnano un mito che è in fondo a ciascuno di noi:
la ricon
ciliazione dei contrari, l'unicità dell'essere.

Quel tanto di dolente che c'è nella continua guerra tra il clown bianco e l'augusto non è dovuto alle musiche o a qualcosa di simile: ma alla circostanza che ci si presenta sotto gli occhi un fatto che riguarda la nostra incapacità a conciliare le due figure. Infatti, piú vorrai obbligare l'augusto a suonare il violino e piú egli farà scorreggioni col trombone.

Ancora: il clown bianco pretenderà che l'augusto sia elegante.

Ma, tanto piú questa richiesta verrà fatta con autorità, tanto piú l'altro si ridurrà ad essere stracciato, goffo, impolverato.

È l'apologo perfetto di una educazione che intende proporre la vita in termini idealizzati, astratti.

Ma dice, appunto, Lao Tse: se ti costruisci un pen­siero = clown bianco; ridici sopra = l'augusto."
 

cit. Federico Fellini, I CLOWN, Cappelli Editore, Bologna 1988

 

 


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copyright © Foto Luca B. Pagni, Roma

 

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